Amaro, senza zucchero, rompe comunque il digiuno
L’intuizione è ragionevole: niente zucchero, niente latte, quasi nessuna caloria, quindi non dovrebbe contare. Conta, e il motivo non c’entra con le calorie. Il caffè non è neutro per il metabolismo.
In uno studio crossover, volontari sani che avevano bevuto un caffè con caffeina prima di un pasto hanno mostrato una risposta glicemica dal 147 % al 216 % più alta rispetto alle stesse persone con un decaffeinato, con una sensibilità all’insulina ridotta fino al 40 %. In un altro studio controllato, il solo caffè ha aumentato la risposta insulinica rispetto all’acqua. È abbastanza per disturbare proprio ciò che una glicemia a digiuno vuole osservare.
Quali esami disturba, e quali no
La glicemia a digiuno è il caso che conta. È l’esame per cui il digiuno esiste, ed è quello che il caffè sposta.
Per il profilo lipidico la situazione è cambiata, per un motivo che non c’entra con il caffè: dal 2016 le raccomandazioni europee preferiscono il prelievo senza digiuno, perché le variazioni dopo un pasto abituale sono piccole e non cambiano la stima del rischio cardiovascolare. Se il tuo laboratorio non ti chiede più il digiuno per il colesterolo, la questione del caffè sparisce insieme al digiuno.
Un emocromo, gli esami per la tiroide, quelli del fegato o l’emoglobina glicata non richiedono digiuno: un caffè prima non cambia nulla di cui ti debba preoccupare.
Quanto tempo lasciare, in pratica
Tratta il caffè come un alimento: sta dalla parte sbagliata del digiuno. Se ti hanno chiesto da otto a dodici ore, il caffè è escluso per tutto quel periodo, non solo nell’ultima ora.
Nemmeno il decaffeinato è una scappatoia. Gli studi citati confrontavano proprio il caffè con caffeina e il decaffeinato, perché il decaffeinato è l’opzione più leggera, non quella neutra, e resta una bevanda che contiene qualcosa. Lo stesso vale per il caffè d’orzo e per il ginseng al bar: non sono acqua.
Il piano che funziona: il caffè dopo il prelievo, non prima. Tanti laboratori sono abituati a vedere persone che aspettano solo quello, nessuno lo troverà strano.
Se l’hai già bevuto
Dillo allo sportello prima che l’ago entri, non dopo. Il laboratorio ha due risposte normali: rinviare il prelievo a un’altra mattina, oppure farlo comunque annotando sul modulo che il digiuno non è stato rispettato. Entrambe sono meglio di una glicemia a digiuno di cui nessuno sa che non era a digiuno.
Nella maggior parte dei casi il viaggio non è sprecato. Molte righe di una prescrizione di routine non risentono affatto di un caffè, e il laboratorio può spesso eseguire quelle e ripetere solo le due o tre che richiedono lo stomaco vuoto.
Quello che non devi fare è tacere e sperare. Una glicemia letta come a digiuno quando non lo era può portare verso una diagnosi che non c’è, o nasconderne una che c’è.
Il tè, e tutto il resto
Anche il tè contiene caffeina, e le tisane contengono sostanze vegetali che non sono acqua. Bibite senza zucchero, chewing gum e acque aromatizzate seguono la stessa regola.
L’unica eccezione è l’acqua, permessa per tutto il digiuno e anzi utile: una vena idratata si punge più facilmente.