A cosa serve la curva glicemica in gravidanza

La curva glicemica in gravidanza, o curva da carico orale di glucosio, misura come il tuo corpo gestisce lo zucchero. Serve a riconoscere il diabete gestazionale, un aumento della glicemia che compare o viene scoperto in gravidanza e nella maggior parte dei casi si risolve dopo il parto.

Perché cercarlo? Un grande studio su oltre 25.000 donne in nove Paesi ha mostrato che più la glicemia della madre sale, più aumenta il rischio di un bambino molto grande, senza una soglia netta. E trattarlo serve: in uno studio randomizzato le complicazioni gravi alla nascita sono scese dal 4% all’1% nelle donne seguite con dieta, controlli e insulina quando necessaria.

Chi la fa e quando

In Italia lo screening si basa sui fattori di rischio, secondo le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornate nel 2011 con le società di diabetologia. Al primo appuntamento, tra gli esami del primo trimestre, tutte fanno una glicemia: un valore a digiuno da 126 mg/dL in su, una glicemia casuale da 200 mg/dL in su o un’emoglobina glicata da 6,5% in su, confermati da un secondo prelievo, indicano un diabete già presente prima della gravidanza.

La curva si fa poi in due momenti possibili, a seconda dei tuoi fattori di rischio. Se a 16-18 settimane il risultato è normale, la curva si ripete a 28 settimane.

  1. Non la minicurvaLa linea guida esclude la minicurva con 50 g, la glicemia a digiuno o casuale da sola, il glucosio nelle urine e la curva con 100 g.
  2. Esente dal ticketIn presenza dei fattori di rischio, la curva con 75 g rientra negli esami della gravidanza esclusi dalla partecipazione al costo.
  3. Su prescrizioneÈ l’ostetrica o il ginecologo a valutare i tuoi fattori di rischio e a prescriverla, di solito alla prima visita.
QuandoPer chiEsame
16-18 settimaneDiabete gestazionale in una gravidanza precedente, indice di massa corporea prima della gravidanza da 30 in su, glicemia a digiuno tra 100 e 125 mg/dLCurva con 75 g, ripetuta a 28 settimane se normale
24-28 settimaneEtà da 35 anni, indice di massa corporea da 25, figlio precedente di almeno 4,5 kg, parente di primo grado con diabete di tipo 2, origine da aree ad alta diffusione del diabeteCurva con 75 g

Come si svolge l’esame

Arrivi al mattino a digiuno: il laboratorio dell’Ospedale Niguarda chiede almeno 12 ore, di non fumare e di non essere sotto stress. Prima si preleva il sangue a digiuno, poi bevi 75 g di glucosio sciolti in 200 mL d’acqua. Gli altri prelievi si fanno dopo 1 ora e dopo 2 ore.

In tutto conta circa due ore in laboratorio. Durante l’attesa non si mangia: porta qualcosa da leggere e uno spuntino per la fine. Le regole generali del digiuno prima del prelievo valgono anche qui, ma segui il foglio del tuo laboratorio.

Come leggere i valori

Il referto riporta tre glicemie. Le soglie italiane sono quelle del consenso internazionale IADPSG del 2010: basta un solo valore uguale o superiore per parlare di diabete gestazionale. Un esempio: 94 a digiuno con 150 dopo 1 ora e 130 dopo 2 ore porta alla diagnosi, anche se due numeri su tre sono sotto la soglia.

Alcuni laboratori, come quello del Niguarda, stampano queste soglie nella colonna dell’intervallo di riferimento: meno di 92 a digiuno, meno di 180 dopo 1 ora, meno di 153 dopo 2 ore. Se il tuo referto usa le mmol/L, i numeri cambiano ma la regola è la stessa.

PrelievoSoglia (mg/dL)Soglia (mmol/L)
A digiuno92 o più5,1 o più
Dopo 1 ora180 o più10,0 o più
Dopo 2 ore153 o più8,5 o più

Se il risultato è positivo

Nella maggior parte delle donne il diabete gestazionale si controlla con l’alimentazione e l’attività fisica. Secondo la linea guida nazionale, tra il 10% e il 20% ha bisogno anche di insulina. La diagnosi porta più controlli durante la gravidanza e il parto.

Il diabete gestazionale è frequente: in un ospedale di Catanzaro, su 3.856 donne che hanno fatto la curva, 885 (il 23%) hanno ricevuto la diagnosi. Dopo il parto si ripete una curva con 75 g, non prima di 6 settimane, perché il rischio di diabete di tipo 2 resta più alto: a Pisa, su 749 donne controllate, il 12,7% aveva ancora una glicemia alterata al controllo dopo il parto.