Cosa raggruppano davvero gli elettroliti
Gli esami degli elettroliti dosano sodio, potassio e cloro, a volte i bicarbonati. Sono un blocco piccolo, ma viaggiano quasi sempre con gli stessi vicini sulla stessa impegnativa: azotemia, creatinina, glicemia e calcio.
Sui referti italiani li trovi spesso in mEq/L invece che in mmol/L: per sodio, potassio e cloro è lo stesso numero, cambia solo il nome dell’unità. Se il tuo referto ne ha tre righe e quello di un altro dieci, non è stato dimenticato nulla, la prescrizione era diversa.
In ogni caso, queste righe si leggono in gruppo. La creatinina si legge accanto all’azotemia. Il calcio si legge di fronte all’albumina, perché buona parte del calcio nel sangue è legata a essa: un’albumina bassa trascina giù il calcio senza che il tuo calcio abbia nulla.
Il potassio è la riga più spesso sbagliata
Il potassio è circa trenta volte più concentrato dentro i globuli rossi che nel plasma che li circonda. Basta che una parte di queste cellule si rompa tra il tuo braccio e lo strumento, e il potassio nella provetta sale senza che a te sia successo nulla. I laboratori seguono questo fenomeno con un indice di emolisi, e uno studio di verifica su ventisei parametri ha confermato che l’emolisi spinge in alto il potassio, insieme ad AST, LDH, bilirubina e ferro, mentre spinge in basso glicemia e ALT.
Le cause sono meccaniche e banali: un laccio lasciato troppo a lungo, un pugno stretto e pompato durante il prelievo, un ago sottile, una provetta scossa, un ritardo prima della centrifugazione. La raccomandazione europea sul prelievo venoso tratta diversi di questi punti, e chiede in particolare che il laccio venga tolto appena il sangue scorre e che si eviti di pompare il pugno.
Un potassio appena segnalato su un referto per il resto banale ha quindi una prima spiegazione noiosa, e il passo successivo abituale è un nuovo prelievo, non una terapia.
Un sodio basso è spesso un farmaco
L’iponatriemia lieve è una delle anomalie più frequenti di un controllo di routine, e in chi è in cura per la pressione la spiegazione è spesso sulla propria ricetta. Una coorte di 2 613 adulti che iniziavano una terapia antipertensiva ha mostrato che, tra chi continuava un diuretico tiazidico, quasi tre su dieci vedevano il sodio scendere a 130 mmol/L o meno.
Non è un motivo per sospendere la compressa. È un motivo per leggere quel numero accanto all’elenco dei farmaci invece che da solo, e per lasciare al medico che l’ha prescritto la decisione sul seguito.
La stessa logica vale per tutto il blocco. Molte di queste righe si muovono con i tuoi farmaci, con quello che hai bevuto, e con il tempo passato seduto prima che entrasse l’ago.
La filtrazione è una stima, non una misura
L’eGFR stampato sotto la tua creatinina non è mai stato misurato. È calcolato dalla creatinina, dalla tua età e dal tuo sesso con un’equazione, e porta l’incertezza di un’equazione.
Quell’equazione è cambiata di recente, e il cambiamento conta appena confronti due referti. Nel 2021 un gruppo di lavoro congiunto della National Kidney Foundation e dell’American Society of Nephrology ha raccomandato l’adozione immediata dell’equazione CKD-EPI per la creatinina ricalibrata senza la variabile etnica, e un ricorso più sistematico alla cistatina C per confermare la stima nelle persone a rischio renale.
Conseguenza pratica: un eGFR su un referto vecchio non è per forza confrontabile con uno recente, e un valore isolato sotto una soglia chiede un controllo, non una conclusione.